europan 8

location: dordrecht, holland

status: competition

categorie:urban

area: 500 sqm

year: 2005

architect: arturo biagio gragnaniello
project partners: pietro salvatore caliendo, valeria piesco, luigi dello iacono, agostino carbone

Ricreare un “canneto”, una fitta macchia di vegetazione, un elemento di mediazione tra il fiume e la città che contribuisce ad offrire delle viste sempre mutevoli del panorama urbano, un gesto architettonico che si candida a diventare un Landmark per il comune di Dordrecht. Un segno forte e tangibile che si oppone all’orizzontalismo piatto dei polder olandesi e nel contempo asseconda il genus loci materializzandone la sua naturale vocazione all’apertura e alla contaminazione. Con un intervento di ricucitura urbana l’impianto planimetrico ricalca ed ingloba quello del vicino Werfpark caratterizzato dalla presenza di rampe di cemento, resti delle preesistenti attività cantieristiche. Due piastre di cemento, ruotando tra loro, formano un sistema di rampe e di banchine che assecondano ed accentuano la variazione dell’acqua dovuta alle maree.
Ciò determina un dinamismo percettivo che attribuisce allo stesso luogo mutevoli aspetti nell’arco della stessa giornata. Si riallacciano, in tal modo, i terminali recisi di un tessuto urbano dal quale, nonostante la sua posizione centrale, l’area appare slegata.
Ai lati delle banchine sono disposte le “canne” sulle quali sono annidati, al riparo dalle inondazioni, i singoli moduli di tre diverse dimensioni (di superficie lorda 50, 75, 100 mq ), che nella forma simili a foglie, associandosi tra loro danno vita alle diverse tipologie abitative (simplex, duplex, triplex ). Ciò rende il sistema estremamente flessibile, in grado di rispondere alle più svariate necessità sociali. Ciascun modulo abitativo è servito da un corpo scala e da un ascensore, i quali assicurano i collegamenti verticali tra i diversi livelli e allo stesso tempo fungono da elementi portanti dell’intero sistema statico. Collegati orizzontalmente alle diverse quote dalle cellule abitative, danno vita ad una struttura spaziale reticolare.

La residenza tipo è dotata di un blocco servizi che avviluppa l’ascensore, nella cui intercapedine passano tutti gli impianti, lasciando completamente libero l’ambiente e dando vita ad un “open space”. Questo schema distributivo consente di tenere libere le pareti vetrate esterne garantendo ad ogni residenza una vista a 360° sul paesaggio circostante. Quello che si determina è uno spazio che nello stesso tempo potremmo definire “recinto” e “finestra”, nel senso che come spazio delimitato è luogo sicuro e protettivo di rifugio, di meditazione, di pausa dalle attività lavorative; come spazio che si apre all’esterno permette dall’alto lo sguardo e la partecipazione alla vita sociale della città, attivando inoltre una fitta serie di collegamenti visivi tra le varie cellule. Uno spazio che è allo stesso tempo intimo e collettivo.
Disposti secondo un ordine naturale queste “canne”, accentuatamente verticali, creano, in chi ne attraversa i percorsi sottostanti che portano al fiume, sensazioni simili a quelle che si provano attraversando una selva, che però non precludono mai la vista all’osservatore, il cui sguardo è in ogni caso capace di tendersi all’orizzonte. Onde prevenire ogni senso di smarrimento nei residenti ciascuna “canna” è contrassegnata alla base da un colore e da un numero che consente di orientarsi con faciltà. La piastra di accesso alle residenze, al di sotto della quale sono allocati il “museo delle inondazioni” ed i parcheggi, è sollevata dal piano stradale. Ciò consente di portare luce ed aria agli ambienti sottostanti e nello stesso tempo di alleggerire il tutto conferendogli un effetto di levitazione quando, durante le ore notturne, si accendono le luci all’interno.Una volta scesi nel museo, i visitatori sono in continuo rapporto con l’acqua. Attraverso le vetrate laterali dei percorsi espositivi che si protendono fin nel canale, ne avvertono la variazione sia osservandone il livello direttamente sui vetri e sia indirettamente attraverso il grado di illuminazione della luce solare che viene da essa filtrata.
Sul lato orientale una grande rampa accessibile anche con imbarcazioni, estrema propaggine del museo, ospita un caffé ristorante. Fungendo da filtro nei confronti delle attività industriali, relaziona e rapporta il complesso alla scala del costruito circostante.
Gli accessi ai parcheggi avvengono tramite una doppia rampa con ingresso e uscita dalla strada di progetto del piano regolatore (urban design), parallela alla Merwedestraat. Ciò consente la separazione del doppio livello di parcheggio pubblico, posto alla stessa quota del piano museale, da quello delle residenze, posto al livello inferiore.

Recreate a “cane field”, a thick vegetation bush, an element of mediation between the river and the city, that contributes to offer always changing sights of the city landscape, an architectonic sign that stands as a candidate for becoming a Landmark for the city of Dordrecht. A strong and tangible sign that is opposed to the flat horizontality of the Dutch polder and at the same time supports the spirit of the place (genius loci), materializing its natural vocation to the openness and to the contamination. With an operation of city restitching, the planimetric system points out to and includes the close Werfpark, that is characterized from the presence of concrete ramps, the former ruins of shipbuilding activities. Two rotating concrete slabs form a system of ramps and banks, that support and accentuate the variation of the water level due the tide.
All that determines a perceptive dynamism that attributes to the same place changing aspects in the space of a same day. To reconnect, in such a way, the terminals cut of an urban fabric from which, although its central position, the area appears untied.
At the sides of the banks “canes” are arranged, on them nest, protected from the flooding, the single modules of three various dimensions (of gross floor area 50,75, 100 sm), that looks like leaves, and combining among them give life to different building typologies (simplex, duplex, triplex). All that produces an extremely flexible system, able to answer to the most varied social needs.
Every building module has a staircase and elevators, which assure the vertical connections between the different levels and at the same time support the entire static system. They are horizontally connected, at the various levels, to the inhabited cells, giving life to a space frame.
The standard residence is equipped with a service block, that envelops the elevator; through its cavity passes all the service systems, freeing the place and giving life to “open space”. This distributive scheme consents to leave free the external glass walls, guaranteeing to every residence a view of 360° on the surrounding landscape. What is achieved is a space that at the same time we could define “enclosure” and “window”. “Enclosure” like a safety and protective space, of shelter, meditation, pause from the working activities; “window” like a space that is opened to the outside enabling, from the height, the view and the taking part to the social city, moreover establishing visual connections between the several cells.

A space that is, at the same time, “private” and “collective”.
Arranged in a natural order, these “canes”, definitively vertical, create to whom crosses the paths below, carrying to the river, feelings similar to the crossing of a forest, never blocking the observer’s view, always left capable to stretch till the horizon. To prevent every sense of loss in the residents, every “cane” is marked at the base by a color and a number, that allow easily the orientation. The slab of access to the residences, under which are located the “museum of the floodings” and the parking areas, is raised from the road-street. That allows to have light and air in the environments below and, at the same time, to lighten all producing an effect of lightness when, during the nocturnal hours, the inside lights are lit on. In the museum the visitors are in continuous relationship with the water. Through the lateral glass walls of the exhibit paths, that extend till the canal, they perceive the variation, observing its the level directly on the glasses, and indirectly through the lighting intensity of the solar light, filtered by it.
On the east side a large ramp, accessible also by boats, extreme extension of the museum, lodges a coffee-restaurant. Acting as a filter with regard to the industrial activities, the volume connects and rapports the whole to the scale of the surrounding building. The accesses to the parking areas happen through one double ramp with entrance and exit on the road designed in the town plan, parallel to the Merwedestraat. That allows the separation of the double level of public parking, placed to the same level of the museum, from that of the residences, placed to the level below.

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